Prima il contouring doveva scolpire il viso. Poi le sopracciglia dovevano sollevarlo, il blush ringiovanirlo e l’illuminante convincere tutti che la pelle producesse luce propria.
Adesso è arrivato l’eyemaxxing, il trend che promette di valorizzare il colore degli occhi attraverso ombretti, eyeliner e teoria cromatica.
L’idea è semplice: scegliere le tonalità capaci di creare il massimo contrasto con l’iride, applicarle nei punti giusti e rendere lo sguardo più intenso senza necessariamente caricare tutto il viso. Una tecnica conosciuta da tempo dai make-up artist, naturalmente, ma ribattezzata da TikTok perché nel 2026 persino la ruota dei colori ha bisogno di un nome che sembri un potenziamento sbloccato in un videogioco.
Dietro l’eyemaxxing, però, si nasconde una domanda meno superficiale di quanto possa sembrare: stiamo giocando con il trucco per valorizzarci oppure abbiamo trovato un’altra parte del volto da considerare insufficiente?
Eyemaxxing: che cos’è il nuovo trend di TikTok
Il termine eyemaxxing nasce dall’unione fra “eye”, occhio, e il suffisso “maxxing”, utilizzato sui social per indicare qualcosa da massimizzare, ottimizzare o portare al massimo delle sue possibilità.
In pratica, non si sceglie più l’ombretto soltanto perché piace o perché si abbina al vestito. Si parte dal colore dell’iride, si osserva la ruota cromatica e si cercano le tonalità capaci di produrre il contrasto più efficace.
Come spiega Vanity Fair Italia nel suo approfondimento dedicato all’eyemaxxing, il principio consiste nell’individuare sulla ruota dei colori la tonalità più vicina agli occhi e guardare quella collocata sul lato opposto. Il colore complementare dovrebbe rendere l’iride più luminosa, evidente e profonda.
Niente di particolarmente rivoluzionario, dunque. I truccatori utilizzano da sempre colori complementari, punti luce, sfumature e contrasti per dirigere l’attenzione. La novità è soprattutto il modo in cui la tecnica viene raccontata: non più semplicemente “trucco adatto al colore degli occhi”, ma ottimizzazione dello sguardo.
E su TikTok una vecchia idea con un nome nuovo può rinascere come se fosse stata appena scoperta sotto un’antica piramide.
Come funziona l’eyemaxxing con la teoria dei colori
Il principio centrale dell’eyemaxxing è il contrasto. Due colori distanti o opposti sulla ruota cromatica si rendono reciprocamente più visibili. Applicato al trucco, questo significa scegliere ombretti o eyeliner che non si confondano con l’iride, ma la facciano emergere.
Gli occhi azzurri vengono spesso valorizzati da rame, bronzo, pesca e arancio. Quelli verdi possono acquistare intensità con borgogna, malva, prugna e sfumature rossastre. Gli occhi castani, essendo composti da una combinazione più complessa di toni caldi e profondi, permettono di sperimentare con viola, blu, indaco, verde smeraldo, oro e bronzo.
La make-up artist Tasha Reiko Brown ha spiegato a Elle che l’eyemaxxing utilizza proprio i colori complementari per attirare l’attenzione sugli occhi, senza richiedere necessariamente strati pesanti di prodotto.
Il risultato, infatti, non deve per forza essere teatrale. Può bastare una linea colorata lungo le ciglia, una sfumatura nella parte esterna della palpebra oppure un punto luce nell’angolo interno. L’eyemaxxing può essere evidente e fotografico, ma anche abbastanza discreto da accompagnare un trucco quotidiano.
La tecnica funziona meglio quando il colore non viene usato come una vernice da stendere indiscriminatamente, ma come un’indicazione per lo sguardo. Un accento più scuro definisce la forma dell’occhio, una tonalità complementare esalta l’iride e un riflesso luminoso apre la parte interna.
In altre parole, il trucco non si limita a colorare. Decide dove deve guardare chi sta guardando.
Eyemaxxing per occhi castani: viola, indaco e luce
Gli occhi castani hanno un vantaggio: possono dialogare con molte tonalità differenti. Contengono spesso sfumature calde, dorate, ambrate o quasi nere, che cambiano in base alla luce e permettono interpretazioni molto diverse.
Per il suo eyemaxxing, Ele Villa ha scelto una combinazione di prugna, viola e indaco. Il prugna crea profondità sulla palpebra, il viola aggiunge contrasto e una sottile sfumatura indaco lungo la rima inferiore rende più evidente il castano dell’iride.
Nell’angolo interno, un punto luce champagne impedisce al colore di appesantire lo sguardo. L’eyeliner nero conserva invece la forma allungata dell’occhio e mantiene quella nota più sensuale che Ele utilizza spesso nelle proprie immagini.

Il risultato è intenso, ma non nasconde gli occhi sotto il trucco. Il colore resta abbastanza visibile da spiegare la tendenza anche in fotografia, senza trasformare il volto in una tavolozza che ha perso una discussione con tutti i propri pigmenti.
È questa la versione più interessante dell’eyemaxxing: non cambiare il colore dell’iride con filtri o lenti innaturali, ma farlo apparire più profondo attraverso ciò che gli viene costruito intorno.
Gli occhi rimangono gli stessi. Cambia il modo in cui vengono osservati.
L’eyemaxxing è davvero una novità?
La risposta breve è no. La risposta più onesta è: non importa molto.
L’eyemaxxing riprende principi che esistono da decenni. Abbinare il trucco al colore dell’iride, utilizzare il viola sugli occhi castani o il rame su quelli azzurri non è certamente un’invenzione di TikTok.
La piattaforma non ha scoperto la teoria cromatica. Le ha semplicemente messo un nome nuovo, un montaggio veloce e probabilmente una musica utilizzata in altri quattro milioni di video.
Eppure il fenomeno resta interessante perché segna il ritorno del colore dopo anni dominati da trucchi molto neutri, palpebre quasi nude e quell’estetica “clean” che sembrava richiedere parecchi prodotti per convincere il pubblico di non averne usato nessuno.
Con l’eyemaxxing l’ombretto torna visibile. Il viola può essere davvero viola, l’eyeliner può diventare blu e il trucco smette di fingere di non esserci.
Da questo punto di vista, il trend ha qualcosa di liberatorio. Invita a sperimentare, osservare il proprio viso e scegliere consapevolmente come trasformarlo per qualche ora.
Il problema nasce quando il verbo non è più “giocare”, ma “correggere”.
Dal looksmaxxing all’eyemaxxing: il peso di una parola
Il suffisso “maxxing” non arriva da un universo completamente innocente. È diventato popolare attraverso il looksmaxxing, una cultura online fondata sull’idea di dover ottimizzare l’aspetto fisico per raggiungere una versione più desiderabile di sé.
Il fenomeno comprende pratiche comuni come skincare, allenamento e cura personale, ma nelle sue forme più estreme può trasformarsi in una valutazione ossessiva del volto e del corpo. Repubblica ha ricostruito la crescita del looksmaxxing sui social, sottolineando come possa alimentare l’attenzione verso difetti minimi o inesistenti e spingere alcuni utenti verso interventi sempre più invasivi.
L’eyemaxxing non è certamente la stessa cosa. Un ombretto viola non costituisce una minaccia per la salute mentale e un eyeliner blu non conduce automaticamente verso l’ossessione estetica.
Ma il linguaggio merita attenzione.
“Valorizzare” significa scegliere cosa mettere in evidenza.
“Massimizzare” suggerisce invece che ciò che possediamo nella sua forma naturale non abbia ancora raggiunto il livello necessario.
È una differenza piccola, quasi invisibile. Proprio come molti dei difetti che i social riescono a venderci dopo averli inventati.
Prima nessuno pensava di avere uno sguardo non ottimizzato. Adesso esiste una tecnica che promette di migliorarlo, una serie di prodotti per farlo e centinaia di video pronti a mostrare il risultato ideale.
Il mercato della bellezza possiede un talento notevole: prima crea un’insufficienza, poi arriva generosamente con il carrello della soluzione.
Quando l’eyemaxxing valorizza e quando comincia a correggere
Non c’è niente di sbagliato nel desiderio di sentirsi più belli. Truccarsi può essere gioco, seduzione, espressione personale e perfino costruzione di un personaggio.
Il problema non è l’eyemaxxing. È il rapporto che abbiamo con il motivo per cui lo utilizziamo.
Se un colore nuovo permette di divertirsi, cambiare atmosfera o dirigere consapevolmente lo sguardo, allora il trucco resta uno strumento di libertà. È lo stesso gioco attraverso il quale Jennifer Lopez a Taormina ha trasformato abiti, trasparenze e luce in un modo per controllare la scena.
Se invece si comincia a pensare che gli occhi naturali siano spenti, troppo piccoli, poco intensi o incapaci di attirare attenzione senza essere “massimizzati”, il confine diventa meno rassicurante.
Succede continuamente con il corpo femminile. Una caratteristica naturale viene isolata, misurata, confrontata e infine trasformata in un problema pubblico. Lo abbiamo visto anche nel caso di Georgina Rodriguez e dell’assurda ossessione del web per le sue curve.
Con gli occhi il meccanismo appare più leggero, perché stiamo parlando di ombretti e matite colorate. Ma la domanda resta la stessa: stiamo scegliendo liberamente una trasformazione oppure stiamo rispondendo a una nuova insicurezza suggerita dall’algoritmo?
La risposta non è dentro una palette. È nel modo in cui ci guardiamo prima di aprirla.
Ele Villa prova l’eyemaxxing senza cambiare identità
Per Ele Villa il trucco è sempre stato parte di una trasformazione. Cambia insieme ai personaggi, agli outfit e alle atmosfere, ma non dovrebbe cancellare chi lo indossa.
Nel suo esperimento con l’eyemaxxing, Ele non modifica il colore degli occhi e non cerca di trasformare i propri lineamenti. Utilizza viola, prugna, indaco e luce per rendere lo sguardo più evidente all’interno di un ambiente che le appartiene: la sua stanza rosa, circondata dai peluche e da quell’estetica dolce che contrasta con un’espressione decisamente più consapevole.
È proprio il contrasto a rendere efficaci le immagini. Non soltanto quello cromatico fra trucco e iride, ma quello fra innocenza apparente e intenzione dello sguardo.
La stanza dice dolcezza. Gli occhi rispondono che forse non è tutta la storia.
Ele interpreta così l’eyemaxxing come un gioco di attenzione: non un modo per nascondere un difetto, ma per decidere quale parte di sé debba parlare per prima.
È lo stesso principio che attraversa il rapporto fra sensualità e libertà. Mostrarsi, truccarsi o trasformarsi non significa necessariamente obbedire allo sguardo altrui. Può significare imparare a guidarlo.
Nella Gallery di Ele Villa ogni look cambia personaggio e atmosfera. L’identità, però, resta riconoscibile. Ed è questo che distingue una trasformazione scelta da una correzione imposta: nella prima ci si diverte a diventare qualcosa di diverso; nella seconda si teme di non essere abbastanza così come si è.
Eyemaxxing: trucco irresistibile o nuova gabbia?
L’eyemaxxing funziona. I colori complementari possono rendere l’iride più evidente, i punti luce possono aprire lo sguardo e un eyeliner ben posizionato può modificarne visivamente la forma.
Ma funziona soprattutto quando rimane ciò che dovrebbe essere: trucco.
Un colore si può mettere e togliere. Può accompagnare una serata, una fotografia, un personaggio o il semplice desiderio di guardarsi allo specchio e vedersi diversi per qualche ora.
Non deve diventare una diagnosi estetica.
Gli occhi non hanno bisogno di essere massimizzati per meritare attenzione. Possono però essere sottolineati, incorniciati e trasformati in una parte consapevole della propria immagine.
Ele sceglie il viola non perché il castano sia insufficiente, ma perché vuole renderlo più difficile da ignorare.
Ed è forse questo l’unico eyemaxxing davvero interessante: quello che non nasce dalla paura di avere qualcosa di sbagliato, ma dal piacere di sapere esattamente dove si vuole far cadere lo sguardo.
Per chi, dopo gli occhi, vuole continuare a guardare un po’ più da vicino, il viaggio prosegue nell’Area Privé di Ele Villa.
